Houellbeck lo puoi odiare o amare, ma non puoi rimanerci indifferente.
Forse perché l’indifferenza è la vera grande protagonista dei suoi romanzi, e lo è fin da questo suo romanzo di esordio.
Quindi vi vedo. Lì. Seduti. Con il vostro alcolico preferito in mano, o anche solo con una tisana allo zenzero, e mentre guardate dritti nel vuoto arriva secca quella la domanda: ma è questa la vita che avrei voluto davvero? Credo che questo libro sia una delle risposte più efficaci che possiate concedere alla vostra domanda.
Trent’anni, analista programmatore in una società di servizi informatici, il protagonista di questo romanzo ha una vita che passa nella totale indifferenza a tutto: non ci sono emozioni o sentimenti. Solo tanta apatia e l’incapacità di sopportare se stesso. Si rincorrono il lavoro, i viaggi di affari, le relazioni e il sesso che scivolano nella sua vita. Ma non si arriva mai davvero a un finale.
E allora perché leggere questo libro?
#1. Il momento storico
E’ il romanzo di esordio di Houellbeck, ma si riconosce già la scrittura gelida delle particelle elementari
#2. Una storia senza storia
Non ci sono conflitti risolti o traguardi raggiunti. Tutto il libro è un inno alla noia e all’indifferenza. Non ci trovate nulla di condiviso?
#3. Un labile confine tra disturbo e umanità
Questo penso sia il fil rouge di questa nuova fase xy (ho perso il conto) della nostra vita. Dove finisce il disturbo e inizia il nostro senso di appartenenza a una nuova comune umanità?

