Dosolina. L’angelo dei bambini è il nuovo libro di Mara Di Noia edito da Edizioni Spartaco.
Quando mi trovo a leggere i libri di persone che conosco ho sempre paura di rimanerne delusa. Eh sì, perché hai paura che il libro non sia all’altezza della persona che lo ha scritto, soprattutto quando la conosci sotto altre vesti scrittorie e la stimi molto. Cosa le puoi dire se il libro non ti piace? Se le tue aspettative non vengono rispettate? Io proprio non riesco a non essere onesta sui libri.
Per fortuna in questo caso la lettura ha addirittura superato le mie aspettative e Dosolina. L’angelo dei bambini è un libro davvero da leggere che è anche riuscito a superare le mie aspettative già molto alte.
Perché leggere l’ultimo romanzo di Mara Di Noia? Vado con ordine.
#1. La storia.
Chi legge il blog Io leggo da sola sa che non è la prima cosa che qui si cerchi in un libro. Anzi. Ma in questo caso la storia è così contemporanea e radicata nelle radici di uno dei posti più belli di Milano che non può non essere letta.
Dosolina è una prostituta che nell’agosto del 1943 si trova per caso a diventare l’Angelo dei puopon e a salvare i neonati ebrei in una staffetta che legherà per sempre il suo ricordo alla storia di Milano. Dosolina restituisce i Navigli alla loro originale bellezza e autenticità che nulla a che fare con la movida che galleggia in superficie.
#2. La scelta narrativa.
Alla storia che corre tra mito e tradizione, si intreccia un secondo racconto di altri personaggi alternati alla storia di Dosolina, in un plot che sospende e trattiene il lettore fino alla fine.
#3. La leptotes, questa grande amica di ogni lettore.
Se vi state chiedendo cosa sia, immaginatevi la sensazione della leggerezza e delle sospensione. La capacità, tanto cara alla grecia di Alessandro Magno, di dire tutto imparando l’arte del non dire.
La leptotes di Dosolina e della sua autrice Mara Di Noia si svela attraverso una scrittura mondata dal superfluo. Rarefatta non solo nella forma, tanto da sfumare a tratti in una forma di poesia minimalista. Ma anche nella struttura narrativa che non impalla, anche grazia alla sua capacità di raccontare in sottrazione.
Leggetelo e quando salirete sul Ponte Alda Merini vi capiterà, chissà, di sentire sfrecciare la bicicletta di Dosolina e di pensare che:
C’è sempre una ragione per cui ci innamoriamo di una persona, e la scopriamo quando l’amore è finito in un percorso a ritroso. […]
L’amore lo capiamo alla fine.
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