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Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout

Photo by Brandon Montrone on Pexels.com

Non abbiate paura della vostra fame. Se ne avrete paura sarete soltanto degli sciocchi qualsiasi

Spose mancate, amanti senza un lieto fine, madri odiate dai propri figli. Eccoli i protagonisti (alcuni) di quest romanzo di racconti di Elizabeth Strout.

Chiunque si trovi imprigionato in una vita che non gli appartenga proverà un po’ di empatia, e magari anche un po’ di conforto, da Daisy, Anita, Bruce o Rebecca Brown. Nomi (tanti), come le storie che si susseguono in questo romanzo fatto di racconti, attraverso un’altalena temporale in cui l’elemento di raccordo è sempre lo stesso: Olive. Insegnante in pensione che tiene le fila delle storie di Crosby, la cittadina anonima del Mayne che fa da sfondo a questo romanzo.

Olive è rigida, severa, incapace di dire alle persone quello che si aspettano di sentirsi dire. Se Olive entrasse nelle nostre vite per metterci il becco, dirci la sua, o ridarci una “giusta direzione”, proveremmo l’irrefrenabile bisogno di mandarla a quel paese. Ma è la sua voce così forte, e stonata al resto del coro, quella che serve alle “vite che non avremmo voluto”.

E allora perchè leggere questo libro?

#1. La storia è ambientate nel Mayne

Forse non vi sembrerà un buon motivo, perché “Dove diavolo è il Mayne?”. Ma è proprio questa la forza di questo spazio così fuori dal tempo da far vivere solo i suoi personaggi.

#2. La struttura narrativa

Ogni capitolo è un racconto con personaggi che esistono verticalmente nella durata di non oltre trenta pagine, ma che poi si ritrovano in un’orizzontalità perfetta con richiami temporali in avanti e all’indietro, dove la voce di Olive diventa ancora più forte.

#3. La sensibilità tirannica di Olive

Vicina a ogni personaggio grazie alla sua capacità di tenere le distanze, questo personaggio è la vera forza di tutto il romanzo.

#Il motivo in più

Olive Kitteridge è anche una serie del 2014 in 4 episodi, dove Olive non poteva che essere interpretata da  Frances McDormand.


Olive Kitteridge, di Elizabeth Strout, 2008

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